BerlinoInPanda-166“E taglio fu”

A cura di B. Kiev


Il punto è che la mia amica voleva assolutamente tagliarsi i capelli e tutti a dirle “Aspetta dormici su” e lei dormiva, dormiva poi però non cambiava nulla e ancora voleva tagliarsi i capelli e allora tutti a dirle “Aspetta pensaci su” e lei pensava, pensava poi però non cambiava nulla e ancora voleva tagliarsi i capelli.Un giorno mi chiama e mi dice che basta, vuole  assolutamente tagliarsi i capelli ma non vuole farlo in modo banale, no lei vuole la situazione speciale. Allora la prendo e la porto a Parigi, dove tutti sanno vestire, parlare, camminare, dove tutto è così charmeant e cool al tempo stesso, dove non puoi evitare di bere pastis e fumare sigarette e ti sembra possibile baciare sconosciuti e fare l’attrice.
Ci guardavamo attorno cercando teste da copiare ma era tutto così a ondine e frangette che la mia amica si mise a piangere…”Mon dieu, ma petite on y va – on y va!”.
Decido così di portarla in Portogallo dove il capello lungo e selvaggio non smette mai di piacere e dove gli uomini ti guardano dritto negli occhi e se hai tempo ti raccontano la loro vita e anche la tua.
Sembra quasi convinta a restare lì con la sua chioma fluente quando ad un certo punto si sente domandare “Mi scusi mi sa dire dov’è un parrucchiere?” e il dramma si ripete, il pianto rimbomba e nella saudade si sprofonda!
Allora la prendo e la porto in Spagna, tra orecchini e ventagli il sorriso ritorna e si scherza mangiando tortillas e bevendo sangria. Passano i mesi e i suoi capelli crescono, ancora di più. Lei pare aver dimenticato il senso del nostro viaggiare e allora sono io che prendo in mano la situazione e abbandono il locale. Non possiamo stare lì senza far niente col mondo che continua a girare e l’acqua che continua a calare. Chiamo l’ambasciata italiana e mi accorgo che non c’è più nessuno.
Siamo sole.
E’ in quel momento che arriva lui, Frank. Frank ha i capelli rasati e un bel ciuffo biondo scompigliato sulla fronte. Che taglio affascinante, quasi accattivante nel suo essere sfacciatamente anni ’80. Noi restiamo senza parole, la mia amica smette di bere e mangiare. Frank ci parla della sua terra e a noi non ce ne frega proprio nulla: è il suo capello che fissiamo, è con il suo ciuffo che parliamo. Sentiamo solo il nome di una città, Berlino.
Il tempo sta per scadere e Frank deve tornare da dove è arrivato. Noi vogliamo andare a Berlino.
Era un Lunedì quando entrammo dal parrucchiere di via FriedrichtStrasse. Prima la mia amica e poi tante altre. Ci ritrovammo tutti in strada rasati e con questo bel ciuffone sulla fronte. Chi moro, chi biondo, chi grigio. Tutti tremendamente alla moda, tutti irresistibili. Da allora molte cose sono cambiate, la mia amica ha una figlia e un marito, tutti pettinati come lei, “Berlin style”, e io son qui che aspetto che ritorni Frank perché una cosa non l’ho mica capita: come si può avere una pettinatura così originale e sentirsi così “uguale”?